Segui il nostro Progetto di Educazione Finanziaria - L'economia e la finanza non sono materie semplici da capire e da apprendere, ed inoltre sono erroneamente percepite come competenze scientifiche. L'aspetto distintivo delle scienze sociali, quali sono appunto l'economia e la finanza, è che l'oggetto su cui si esercitano è costituito da teorie e principi che sono al tempo stesso profondamente impregnati dai comportamenti umani. Vale a dire che tra i principi e le azioni umane si genera un continuo flusso di azioni e reazioni tali per cui i comportamenti modificano i principi economici, e questi ultimi a loro volta influenzando le azioni umane. Non a caso il linguaggio anglosassone quando parla di economia usa due termini complementari: economics quando vuole indicare la scienza economica ed economy quando fa riferimento ai fatti economici. Il nostro progetto di educazione finanziaria ha l'obiettivo di dotare i suoi utenti di categorie interpretative dei principali fatti economici e finanziari, così che in futuro possano essere attrezzati a compiere scelte motivate, a sbagliare di meno, a comportarsi con raziocinio, relativamente a questioni di lavoro, imprese, prezzi, redditi, consumi, risparmi, investimenti e di tante altre similari. La familiarità con principi indissolubilmente collegati ai fatti della vita quotidiana dovrebbe rendere le persone più accorte e sobrie nel compiere le proprie scelte.

Debito: le origini

Creato: Mercoledì, 28 Febbraio 2018 Pubblicato: Mercoledì, 28 Febbraio 2018 Scritto da Danilo D'Amico Stampa Email
Debito: le origini

La ricerca delle origini del concetto/sentimento del Debito ci conduce a quello di Dono. Prima di avventurarci nella nostra analisi è necessario però sgombrare il campo da un equivoco di significato, perché spesso noi uomini restiamo impigliati nella rete dei simboli da noi stessi creata. (articolo pubblicato l' 01/05/2013 su www.ondebt.it)

Il dono, come spesso percepito in un'accezione contemporanea, è il prodotto di una secolare idealizzazione religiosa, per la quale si parla di dono solo quando questo è gratuito, unilaterale e privo di aspettativa di ricambio. In realtà, come innumerevole e pacifica letteratura antropologica ha dimostrato, nulla è meno gratuito del dono. Attenzione, dunque, a non confondere il dono con la carità o suoi sinonimi. Quello che manca nel dono è la garanzia della restituzione (cioè la certezza del controdono), tanto da indurre Remo Guidieri a parlare di “prestito”. Assenza di garanzia in quanto nel controdono vi è una elevata dose di libertà. Nel dono, infatti, è implicito l'obbligo di restituzione, ma i modi e i tempi di questa non sono rigidi e prefissati, esplicandosi in un obbligo morale non sanzionabile per legge. Ricordiamo tale caratteristica con le parole di Marcel Mauss nel suo celebre Saggio sul dono, ed. Einaudi: “ … intendiamo considerare qui solo uno dei tratti, profondo ma isolato: il carattere volontario, per così dire, apparentemente libero e gratuito, e tuttavia obbligato e interessato, di queste prestazioni. Esse hanno rivestito quasi sempre la forma del dono, del regalo offerto generosamente, anche quando nel gesto che accompagna la transazione, non c’è che finzione, formalismo e menzogna sociale e, al fondo, obbligo e interesse economico.” Le origini del dono sono dunque antichissime, tanto da indurre alcuni antropologi a pensare che sia proprio il dono l'elemento attraverso il quale gli uomini creano la loro società. Il dono è un promotore di relazioni tra individui e si afferma come strumento della volontà degli uomini per creare rapporti sociali. Sono convinto che il sinallagma tra dono e debito sia uno dei presupposti principali per l’innesco dei legami individuali. Quando riceviamo un dono proviamo quasi sempre una duplice sensazione: da un lato emozione e senso di gratitudine, dall'altro l'imbarazzo del sentirsi obbligati. Ce lo ricorda bene Marco Aime quando racconta della sua nipotina Chiara di cinque anni che, dopo aver ricevuto in regalo da una signora un portachiavi colorato, ha detto: “Quando arrivo a casa le faccio un disegno”. L'obbligazione naturale che nasce dal dono è dunque all'origine di quella obbligazione che oggi noi chiamiamo debito. I rapporti (legami, alleanze, amicizie, ecc.) che possono nascere da uno scambio di doni sono fondati essenzialmente su qualcosa di simile al debito (il dono crea un sinallagma genetico con l'obbligazione di riferimento, che nella letteratura antropologica è chiamata controdono). In un certo senso, nell’ambito dell’instaurando rapporto o legame sociale, il controdono è la risposta naturale allo stimolo del dono. Ma attenzione, il rapporto/legame s’instaura solo in un contesto relativamente paritario, nel quale la restituzione (il controdono) è possibile. Diversamente il gioco non funziona. In questo senso la carità (dono generalizzato) non crea rapporto/legame: al triangolo donare-ricevere-contraccambiare indicato da Mauss viene a mancare l’ultimo lato. Così che la carità, nel lungo termine, tende a ferire chi la riceve e si rivela umiliante, perché non prevede, né consente, la restituzione. L’aspetto della restituzione (cioè della sensazione di debito) è fondamentale per la nostra analisi. Possiamo rendercene conto se pensiamo che i comportamenti del donare e del controdonare sono, a buon titolo, una forma di comunicazione, che può anche fare a meno della comunicazione verbale. Come in questa, il dono può essere assimilato alla domanda e il controdono alla risposta. Così come la domanda presuppone la risposta, a pena d’incomunicabilità, il dono presuppone il controdono. A differenza del dono, il debito è una parola che non amiamo. Evoca ansia e sensi di colpa. I primissimi poemi vedici composti tra il 1500 e il 1220 a.C. sembrano utilizzare per esprimere il concetto di debito il termine *Rna, che può avere anche il significato di colpa, manchevolezza, crimine. In tutti i linguaggi indoeuropei le parole usate per “debito” sarebbero riconducibili a sinonimi di “colpa” o “peccato”. Il sentimento del debito ci fa sentire in colpa se gli indebitati siamo noi, in ansia se a dover onorare un debito nei nostri confronti (cioè un nostro credito) sono altri. Ma è proprio qui che sta la forza del dono come catalizzatore di legami e rapporti sociali. La restituzione (il controdono) avviene dopo un più o meno lungo periodo di tempo, ed è proprio grazie a questo prolungamento nel tempo che il rapporto creato dal dono si protrae e mantiene attivo il legame tra le parti. Ciò fa la differenza tra il dono e lo scambio mercantile ideale basato sul baratto o sulla moneta, che implica una transazione “finita” (una transazione spot), che non crea legami perchè basata sull'equivalenza e che, quindi, presuppone l'abolizione del debito. Lo scambio commerciale spot prevede che io possa prendere un bene e pagare il suo valore equivalente in altri beni o in moneta: il rapporto tra me e l'altra parte finisce lì (finitezza della transazione) e non s’instaura un legame o rapporto che dura nel tempo (debito) (1). Nel dono, invece, s’instaura un vincolo tra donatore e ricevente, un vincolo che crea immediatamente il sentimento del debito. Il debito crea uno squilibrio tra le parti sul quale si fonda il loro futuro rapporto o legame. Osservando i rapporti di coppia o di amicizia è facile rilevare come la rottura del rapporto si determina proprio nello stato di riequilibrio dare/avere. Il gesto della restituzione dei regali al partner è spesso l'atto che sancisce la morte del rapporto, ristabilendo nel contempo l'equilibrio e l'annullamento del debito. Allo stesso modo, l'inizio di un rapporto è spesso segnato da scambi di doni che hanno lo scopo di alterare la situazione di originaria parità e di creare l'asimmetria. L'antropologia ci suggerisce come il raggiungimento dell'equilibrio nei rapporti e nelle relazioni sociali non presupponga uno stato di parità e di simmetria tra gli individui (inerzia relazionale), ma si fondi su una serie di continui disequilibri e asimmetrie, in un susseguirsi di doni e controdoni interni al rapporto o alla relazione (conflittualità controllata). Anche se la nostra percezione utilitaristica tende a farci associare il debito alla sfera economica e il dono a quella affettiva, in realtà i contenuti che qui stiamo affrontando sono squisitamente economici, anche se affondano le loro radici in diverse sfere del comportamento umano. Perché in fondo non esistono fenomeni economici in sé, ma unicamente manifestazioni economiche incorporate o annidate in rapporti o relazioni sociali. In effetti, è proprio analizzando il rapporto tra dono e debito che possiamo verificare il concetto di embeddedness evidenziato da Karl Polanyi e Mark Granovetter. In conclusione, in questa analisi delle origini del debito abbiamo analizzato la genesi del sentimento dell'obbligazione restitutoria, che si configura come una risposta individuale o collettiva allo stimolo di socializzazione del dono (sinallagma dono/controdono). La prassi di creare legami dono/controdono ha convissuto per lungo tempo con altre situazioni in cui gli individui non intendevano creare nessun legame tra loro, ma si concentravano unicamente sulla necessità di acquisire un vantaggio materiale nell’ambito di una transazione finita (scambio commerciale spot). Pensiamo, ad esempio, agli scambi tra membri di clan o tribù confinanti, occasionalmente in tregua nell’ambito di una più generale situazione di belligeranza: è ovvio che, in tali casi, se si decideva di effettuare uno scambio occorreva farlo con una transazione “finita”, nella forma dello scambio commerciale “merce contro merce”, in quanto non si poteva pensare a legami futuri di debito/credito con colui che, di lì a poco, avrebbe potuto essere il nemico. Dalla primordiale origine dono/controdono, l’evoluzione dei rapporti finanziari e mercantili ha portato a un duplice sbocco: da un lato e laddove possibile, alla cancellazione del legame restitutorio con l’utilizzo di transazioni spot (merce/servizio contro merce/servizio oppure merce/servizio contro moneta); dall’altro, alla formalizzazione e regolamentazione del rapporto di debito, che perderà i suoi iniziali caratteri di apparente libertà e gratuità (dono/controdono) per acquisire quelli dell’obbligatorietà e della coazione (dazione/debito).

(1) “Dono e mercanzia, malgrado le loro differenze, appartengono ad uno stesso «luogo comune»: l'universo dello scambio. «Lo scambio concepito come un universale può essere posto come una caratteristica primordiale della vita sociale». Osservando dono e mercanzia, alleggeriti delle specificità che li circoscrivono, apparirà molto più chiaramente il loro movimento scambievole. Lo scambio di doni e lo scambio di mercanzie possono essere comparati. Il concetto di mercanzia, affinché possa acquisire compiutezza, necessita delle due figure del compratore e del venditore, si manifesta cioè solo nel compimento di uno scambio, nella realizzazione di un rapporto reciproco; allo stesso modo il concetto di dono non si esplica semplicemente nell'atto del ricevere o in quello del dare considerati distintamente. Il dono non si manifesta attraverso una cessione unilaterale ma attraverso uno scambio. Dono e mercanzia sono dunque due forme speciali dello scambio in generale. Il loro carattere comune appare evidente.” - Stefania De Donatis. «Antropologia filosofica del dono: uno scambio "simbolico"». Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 7 (2005) [inserito il 7 luglio 2005], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [39 KB], ISSN 1128-5478.

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