Segui il nostro Progetto di Educazione Finanziaria - L'economia e la finanza non sono materie semplici da capire e da apprendere, ed inoltre sono erroneamente percepite come competenze scientifiche. L'aspetto distintivo delle scienze sociali, quali sono appunto l'economia e la finanza, è che l'oggetto su cui si esercitano è costituito da teorie e principi che sono al tempo stesso profondamente impregnati dai comportamenti umani. Vale a dire che tra i principi e le azioni umane si genera un continuo flusso di azioni e reazioni tali per cui i comportamenti modificano i principi economici, e questi ultimi a loro volta influenzando le azioni umane. Non a caso il linguaggio anglosassone quando parla di economia usa due termini complementari: economics quando vuole indicare la scienza economica ed economy quando fa riferimento ai fatti economici. Il nostro progetto di educazione finanziaria ha l'obiettivo di dotare i suoi utenti di categorie interpretative dei principali fatti economici e finanziari, così che in futuro possano essere attrezzati a compiere scelte motivate, a sbagliare di meno, a comportarsi con raziocinio, relativamente a questioni di lavoro, imprese, prezzi, redditi, consumi, risparmi, investimenti e di tante altre similari. La familiarità con principi indissolubilmente collegati ai fatti della vita quotidiana dovrebbe rendere le persone più accorte e sobrie nel compiere le proprie scelte.

I Dazi doganali USA: un ritorno al mercantilismo?

Creato: Venerdì, 23 Febbraio 2018 Pubblicato: Venerdì, 23 Febbraio 2018 Scritto da Danilo D'Amico Stampa Email
I Dazi doganali USA: un ritorno al mercantilismo?

Paul Krugman, il 15/03/2018 sul suo blog al The New York Times, risponde a persone comuni che fanno domande sui dazi fatti posti da Trump su numerosi prodotti importati dalla Cina. Ecco alcune domande e le relative risposte.

Le persone domandano se le barriere tariffarie avranno effetti negativi anche per il paese che le attua. I dazi sull’acciaio e sull’alluminio possono proteggere l’industria siderurgica americana senza avere effetti negativi su altre industrie – quella dell’auto per esempio - con una nettizzazione tra incrementi e perdite di posti di lavoro prossima allo zero? Qui di seguito le principali domande e risposte.

Nick Van Kleek, Tucson (Arizona): Ogni piccolo articolo di consumo che acquisto è fatto in Cina. Come è stato possibile arrivare a questo?

Paul Krugman: In parte è una sorta di illusione ottica. La Cina ha un ruolo dominante nell’assemblaggio di molti beni grazie a una combinazione di salari (ancora) bassi e di un’estesa «ecologia» industriale di aziende di supporto. Ma gran parte del valore del bene in realtà viene da altri posti. Gli iPhone, per esempio, sono «fabbricati» in Cina, ma la Cina conta meno del 4% nel loro prezzo.

Nick Van Kleek, Tucson (Arizona): Tutti i posti di lavoro nel settore manifatturiero dovrebbero essere collocati negli ambienti con i costi e i salari più bassi, indipendentemente dalle condizioni di lavoro o dall'impatto ambientale? In caso negativo, come può un sistema di libero scambio impedirlo?

Paul Krugman: Non del tutto, c'è spazio per insistere sulle condizioni di lavoro di base e sulle norme ambientali. Ma non troppo. Consideriamo il Bangladesh: in realtà ha solo una grande forza lavoro, con una produttività piuttosto bassa. I salari bassi sono l'unico modo per vendere sui mercati mondiali. Se insistiamo sul fatto che si attengono alle regole del primo mondo, in sostanza diciamo loro di morire di fame.

Nick Van Kleek, Tucson (Arizona): Il governo cinese sta sovvenzionando la crescita della sua industria automobilistica elettrica fornendo sussidi molto significativi (circa un terzo del costo) ai consumatori. Questo sussidio consentirà all'industria di crescere molto più rapidamente e di produrre auto elettriche a costi inferiori rispetto a chiunque altro. In un mondo di libero scambio, questa è una buona pianificazione, o una truffa?

Paul Krugman: È difficile dirlo. Sovvenzionare i consumatori è O.K., ma sovvenzionare i produttori non lo è. Se gli Stati Uniti offrissero agevolazioni fiscali per le auto elettriche, ciò sarebbe perfettamente legale secondo le regole del W.T.O. Il guaio è che, data la realtà cinese, non vedremo molte auto elettriche straniere vendute in Cina. Per come vanno queste cose, questo non è un esempio particolarmente eclatante.

James C. Brooklyn: Che effetti avrà questo dazio sugli operai siderurgici americani? Ho sentito alla radio pubblica il capo di un sindacato di settore che era felice di questo dazio, e da come parlava sembrava che le sue preghiere avessero trovato risposta!

Paul Krugman: Guadagneremo qualche posto di lavoro nell'industria siderurgica. Ma perderemo posti di lavoro in molti altri settori «a valle», come l’industria automobilistica. Quasi tutti gli studi sui dazi sull’acciaio del 2002 indicano che al netto hanno fatto perdere posti di lavoro. Perciò sì, gli operai siderurgici hanno qualcosa da guadagnarci, ma a quale costo per gli altri lavoratori?

C.C., New Cumberland (Pennsylvania): Io vivo vicinissimo a un enorme stabilimento siderurgico arrugginito, il Bethlehem Steel a Steelton, Pennsylvania. Sono venuto qui 44 anni fa e aveva già cominciato il lungo e triste percorso verso la sua attuale obsolescenza. Esiste qualche vaga possibilità di rivitalizzare queste vecchie industrie? Riportare indietro i posti di lavoro della Rust Belt non è troppo costoso?

Paul Krugman: Non c'è alcuna possibilità di riportare indietro tutte quelle fabbriche siderurgiche e tutti quei posti di lavoro, anche se bloccassimo completamente le importazioni. In parte perché un'economia moderna non usa così tanto acciaio, in parte perché possiamo produrre acciaio usando molti meno lavoratori e in parte perché i vecchi stabilimenti con forno a suola sono stati sostituiti da minifabbriche che usano rottami ferrosi e sono collocate in altre zone. Insomma, è soltanto una fantasia.

JG in CT, Greenwich (Connecticut): Qual è la sua critica all'argomentazione anti-commerciale avanzata dall'ala Warren-Sanders del Partito Democratico: il libero scambio è stato negativo per il (proverbiale) lavoratore americano e ha contribuito in modo significativo all'aumento del reddito e alla disuguaglianza di ricchezza in America? La risposta è semplicemente che i benefici del libero scambio - prezzi più bassi in generale - sono diffusi e quindi non vengono presi in considerazione, mentre i costi - la dislocazione dei lavoratori in particolari settori - sono concentrati e quindi più facili da evidenziare? Quanto dell'aumento delle disuguaglianze di reddito in America negli ultimi cinquant'anni attribuisce al libero scambio?

Paul Krugman: C’è una parte di verità nel sostenere che la crescita degli scambi commerciali ha contribuito all’aumento della disuguaglianza: se le importazioni di manufatti dai Paesi in via di sviluppo fossero ancora basse com’erano, per esempio, nel 1970, i salari reali degli operai probabilmente sarebbero più alti di qualche punto percentuale. Ma il livello di protezionismo che servirebbe per riavere indietro quei pochi punti percentuali avrebbe moltissime conseguenze collaterali. Se vogliamo aiutare gli operai – e lo vogliamo – ci sono modi migliori. Ricorderete forse che Bernie Sanders usava come esempio la Danimarca. È un buon esempio: salari molto più alti, una rete di sicurezza sociale molto più forte, una forza lavoro in gran parte sindacalizzata. Ma la Danimarca ha la stessa nostra apertura agli scambi commerciali. Sono le politiche interne, dalla tassazione e dalle decisioni di spesa alle politiche in favore dei lavoratori nel settore dei servizi, che fanno la differenza. L'assistenza sanitaria universale e il diritto di organizzarsi sindacalmente contano molto più della politica commerciale, per i lavoratori.

Tom Stoltz, Detroit: La mia domanda è: quale ruolo svolge il libero scambio nella disuguaglianza di reddito e nella concentrazione della ricchezza in un'economia globale? Non ho dubbi che il commercio crei valore. In media, tutti finiscono per essere più ricchi con il libero scambio, grazie a una migliore allocazione delle risorse. Però, raramente vedo analizzare l'iniqua distribuzione del valore creato dal commercio. Certo, al Walmart i lavoratori possono comperare a basso prezzo l'abbigliamento prodotto con tessuti a basso costo provenienti dalla Cina, ma alcuni di loro hanno perso un posto di lavoro da 25 dollari l'ora in una fabbrica tessile statunitense, e il risparmio al Walmart non compensa il lavoro di 15 dollari l'ora per quel lavoratore licenziato. L'aspetto negativo del libero scambio si concentra su un gruppo relativamente ristretto di persone. Credo inoltre che i finanzieri e la classe capitalistica mantengano gran parte dei risparmi quando i posti di lavoro americani vengono inviati offshore, e che i singoli lavoratori, che hanno un raggio d’azione geograficamente limitato, ne paghino il prezzo. Per me la domanda non è se il commercio crea ricchezza, ma per chi è crea la ricchezza.

Paul Krugman: Ci sono stati moltissimi studi su questo argomento nel corso degli anni. Nel lontano 1995, calcolavo che i commerci allargavano il divario tra lavoratori con titolo di studio universitario e gli altri del 3%. E da allora quella percentuale è cresciuta, anche se magari solo di un paio di punti. Tra l’altro, gli aspetti negativi colpiscono moltissime persone, non solo un piccolo gruppo. Riteniamo anche che l’impennata delle importazioni fra il 2000 e il 2007 abbia fatto perdere il posto a qualcosa come un milione di lavoratori. La maggior parte di questi lavoratori alla fine ha trovato un altro posto, ma molti hanno dovuto accettare salari più bassi e alcune comunità sono state colpite pesantemente. Insomma, non è un tema che gli economisti non affrontano. È solo che bisogna cercare di capire qual è il modo migliore per aiutare i lavoratori, e raramente la risposta sono i dazi.

Costa Glaretas: Un deficit commerciale perenne (e in aumento) è auspicabile e persino sostenibile a lunghissimo termine? Gran parte del nostro debito è ora di proprietà di altri paesi (vedi Cina e Giappone, ad esempio). Non stiamo forse cedendo ai nostri partner commerciali la proprietà del nostro patrimonio nazionale? Sono favorevole al libero scambio, ma sono sempre rimasto perplesso di fronte all'aumento decennale del deficit commerciale. La Germania, per esempio, una democrazia occidentale, riesce ad avere un surplus commerciale (con l'aiuto dell'euro, naturalmente, ma continuano a far desiderare merci anche al di fuori della zona euro). Ho letto spiegazioni sul fatto che il privilegio di avere una valuta di riserva ha un prezzo, che è quello di mantenere gli avanzi commerciali, e questo a sua volta permette di abbassare i tassi di interesse e di aumentare la crescita. Sembra interessante, ma possiamo comunque affermare che l'aumento del debito è sostenibile a lungo termine? Qual è il tuo punto di vista?

Paul Krugman: In sostanza, abbiamo disavanzi commerciali persistenti perché abbiamo un tasso di risparmio basso e rimaniamo un posto attraente per gli investitori stranieri. E il risultato è che gli Stati Uniti, che erano un Paese creditore prima di cominciare a registrare disavanzi persistenti, nel 1980, ora sono debitori netti. Ma bisogna mantenere la giusta prospettiva. La nostra «posizione netta sull’estero» – le attività in altri Paesi meno le passività – è intorno al -45% del Pil, che tutto sommato non è una grossa cifra. Per esempio, è meno del 10% della nostra ricchezza nazionale. E l’idea che questo dia agli stranieri un grande potere sull’America inverte l’ordine dei fattori. È il contrario, perché in un certo senso li rende nostri ostaggi: la Cina ha tantissimi soldi vincolati in America. Supponiamo che cerchino di portarli via: il peggio che potrebbe succedere sarebbe una caduta del dollaro, che sarebbe positiva per l’industria americana e infliggerebbe una perdita di capitale ai nostri creditori. Sono tante le cose che mi preoccupano: il nostro debito non è in cima alla lista.

Abigail49, Ga: Quale ruolo svolgono, se del caso, nella politica commerciale le retribuzioni e le prestazioni differenziate versate ai lavoratori dalle varie nazioni commerciali? Se il paese A, a causa dei bassi salari, può produrre un prodotto a metà o meno del costo del paese B, come può il commercio, senza dazi, essere equo?

Paul Krugman: Ciò che dovete chiedervi è perché i salari sono molto più bassi in alcuni paesi di quanto non siano qui. La risposta è che hanno una produttività complessiva molto più bassa - a livello globale, il rapporto tra produttività e salari medi è abbastanza vicino a uno a uno. Quindi, se si considerano i paesi a basso salario, essi hanno un grande vantaggio di costo in settori come quello dell'abbigliamento, dove la loro produttività non è troppo inferiore alla nostra, ma un grande svantaggio di costo nei settori ad alta tecnologia. Ricordate che la Germania, che registra il più grande surplus commerciale del mondo, paga in realtà salari sostanzialmente più alti di quelli che paghiamo noi.

Wail Fahmi Bedawi: Mi interessa l'analisi dei meccanismi di tali decisioni in tutto il mondo, specialmente per le economie del terzo mondo, piuttosto che gli importanti conflitti politici tra le nazioni che lei ha menzionato nel suo eccellente articolo.

Paul Krugman: Tutto dipende dalla portata del conflitto commerciale. Spesso mi concentro sull'esempio del Bangladesh, dove la gente era abituata a prevedere morti di massa per fame a causa della sovrappopolazione, ma attualmente sta tenendo la testa sopra l'acqua e sta persino raggiungendo una crescita significativa (da una base molto bassa) grazie a mercati mondiali aperti che le permettono di esportare molto abbigliamento. Se ci sarà una guerra commerciale su vasta scala, l'impatto su paesi come il Bangladesh sarà devastante se non mortale.

UCB Parent, Calif.: Quanto danno dovremmo aspettarci da queste tariffe per l'economia e i mercati? Interesseranno alcune regioni degli Stati Uniti più di altre? Sono un dipendente pubblico e mi interrogo sulle entrate fiscali statali.

Paul Krugman: Di per sé, le tariffe in acciaio e alluminio non sono un grosso problema. I consumatori non li noteranno molto; alcuni impianti automatici, ecc., che potrebbero aver aperto saranno cancellati, ma non mi aspetto di vedere gli impianti esistenti chiusi. Anche gli effetti delle entrate saranno piccoli. Ma se questo si trasforma in un colpo di fulmine, con l'Europa che reagisce e Trump che si ritira, chi lo sa?

Mary M., Raleigh, N.C.: 1) In che modo le tariffe influenzeranno E.U. paesi? Indeboliranno l'alleanza della NATO? 2) Quale impatto avranno le tariffe sull'Inghilterra andata in Brexit? 3) I paesi TPP saranno migliori per il loro nuovo accordo commerciale? 4) Quali paesi sono in grado di fare meglio a causa delle tariffe di Trump?

Paul Krugman: Finora è una questione modesta: l'Unione Europea è un'economia grande come la nostra, quindi è marginale come qui. Non credo che influenzi affatto il calcolo di Brexit. Se il Canada non ottiene un'esenzione sostenuta, è un affare più grande: è un'economia abbastanza piccola che rifornisce la maggior parte delle nostre importazioni di alluminio. Per ora, l'impatto maggiore è sulle relazioni esterne: ora nessuno si fida di noi, e la Cina e la Russia sono i grandi vincitori di questa sfiducia.

Jason Williams, Washington, D.C.: Com'è possibile che così tanti economisti di ogni schieramento politico concordino sul fatto che le tariffe di protezione sono inadeguate? Fino al crollo delle tariffe di Smoot-Hawley negli anni '30, le tariffe non erano una prescrizione di politica economica abbastanza comune? La Grande Depressione ha dato ingiustamente un nome sbagliato alle tariffe o l'economia è andata oltre le tariffe come parte dello strumentario di politica economica?

Paul Krugman: In realtà, gli economisti erano decisamente contrari a Smoot-Hawley. Vi è sempre stata un'opinione minoritaria a sostegno delle tariffe in determinate circostanze, di solito per lo sviluppo economico. Ma il fallimento dell'industrializzazione delle importazioni in America Latina e in India ha in gran parte screditato questa opinione.

Michael, Chicago: La prego di rispondere all'Op-Ed di Daniel McCarthy punto per punto. Le sue argomentazioni sono molto convincenti, ma contrarie alle sue. Qualcuno sta ricevendo aiuti freschi qui e senza un dibattito autentico è impossibile sapere quale posizione è meno egoista.

Paul Krugman: Molti lettori hanno fatto una domanda simile a questa. L'intero articolo di McCarthy si basa sull'idea che il protezionismo possa riportare un'economia incentrata sulla produzione. Non riuscivo a trovare alcun dato di fatto sul commercio nel suo articolo, certamente non i numeri. E se si guardano i numeri, si capisce subito che tutta la sua premessa è sbagliata: potremmo chiudere completamente il commercio e la produzione avrebbe ancora meno del 10 per cento della forza lavoro. Quindi non sono sicuro di cosa discutere. Non ha fatto i compiti.

Jack, Nashville: È evidente che i commerci mondiali sono una materia troppo complicata per Donald Trump. Ma per Paul Krugman? No. Non sono una materia troppo complicata. E allora: faccia finta di essere nella posizione di Trump, ma con le conoscenze e le idee che ha lei. Che cosa farebbe riguardo ai commerci? Mi dica le tre mosse principali.

Paul Krugman: Sostanzialmente la politica commerciale degli Stati Uniti va bene. I tempi andati, con tanti lavori nell’industria, non torneranno, qualunque cosa facciamo, e cercare di salvarne qualcuno stracciando le regole commerciali mondiali avrebbe moltissimi effetti collaterali spiacevoli. Io ero contrario al Partenariato transpacifico, ma non perché voglia un ritorno al protezionismo: il problema del Partenariato transpacifico era che non riguardava i commerci, ma più che altro la proprietà intellettuale (per esempio i brevetti farmaceutici) e la risoluzione delle controversie (più potere alle grandi aziende). Quello di cui abbiamo bisogno è impegnarci di più per l’assistenza sanitaria universale, fare molti più investimenti nelle infrastrutture, varare politiche per aiutare le famiglie e tornare a politiche che diano potere ai sindacati, specialmente nel settore dei servizi. Dire che il problema sono i commerci internazionali è solo un modo per schivare le soluzioni reali.

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