Segui il nostro Progetto di Educazione Finanziaria - L'economia e la finanza non sono materie semplici da capire e da apprendere, ed inoltre sono erroneamente percepite come competenze scientifiche. L'aspetto distintivo delle scienze sociali, quali sono appunto l'economia e la finanza, è che l'oggetto su cui si esercitano è costituito da teorie e principi che sono al tempo stesso profondamente impregnati dai comportamenti umani. Vale a dire che tra i principi e le azioni umane si genera un continuo flusso di azioni e reazioni tali per cui i comportamenti modificano i principi economici, e questi ultimi a loro volta influenzando le azioni umane. Non a caso il linguaggio anglosassone quando parla di economia usa due termini complementari: economics quando vuole indicare la scienza economica ed economy quando fa riferimento ai fatti economici. Il nostro progetto di educazione finanziaria ha l'obiettivo di dotare i suoi utenti di categorie interpretative dei principali fatti economici e finanziari, così che in futuro possano essere attrezzati a compiere scelte motivate, a sbagliare di meno, a comportarsi con raziocinio, relativamente a questioni di lavoro, imprese, prezzi, redditi, consumi, risparmi, investimenti e di tante altre similari. La familiarità con principi indissolubilmente collegati ai fatti della vita quotidiana dovrebbe rendere le persone più accorte e sobrie nel compiere le proprie scelte.

Intelligenza Artificiale, Finanza e Parole

Creato: Venerdì, 06 Aprile 2018 Pubblicato: Venerdì, 06 Aprile 2018 Scritto da Danilo D'Amico Stampa Email
Intelligenza Artificiale, Finanza e Parole

Una ricerca pubblicata il 03/04/2018 sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), ha dimostrato come i cambiamenti nel linguaggio corrispondono ai cambiamenti sociali.

Una recente ricerca, pubblicata il 03/04/2018 sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), ha analizzato gli stereotipi su donne e razza e della loro evoluzione nel tempo: questo è emerso dall’analisi dei testi di quotidiani, periodici e libri pubblicati nell’ultimo secolo negli Stati Uniti, per un totale di 200 milioni di parole. Ne deriva come i cambiamenti nel linguaggio corrispondono ai cambiamenti sociali. La nostra ricerca mostra che gli algoritmi di apprendimento automatico non sono utili solo per classificare dati o per predire comportamenti ed eventi futuri", ha spiegato all'Ansa Nikhil Garg, "ma possono anche guardare indietro alla storia e alle società che hanno prodotto quei dati". I ricercatori hanno sfruttato una tecnica di apprendimento automatico nella quale ogni parola inglese è rappresentata da un vettore e che permette la creazione mappe geometriche vettoriali, al fine di catturare le relazioni semantiche tra le parole corrispondenti. Ad esempio, se i vettori sono più vicini tra loro, significa che anche le parole da essi rappresentate sono spesso usate insieme in una frase. Gli autori hanno dichiarato: "Vogliamo dimostrare che gli algoritmi di apprendimento automatico possono rappresentare un potente strumento per quantificare le tendenze storiche e i cambiamenti sociali. Mediante applicazioni specifiche sviluppiamo metriche basate su algoritmi al fine di identificare come gli stereotipi di genere e gli approcci alle minoranze etniche negli Stati Uniti si siano evoluti durante il XX e il XXI secolo a partire dal 1910. Il nostro quadro apre una fruttuosa intersezione tra apprendimento automatico e scienza sociale quantitativa". La ricerca mostra ad esempio che, se si analizza l’evoluzione della condizione della donna dagli Anni 60 o la stabilizzazione lavorativa di alcuni flussi d’immigrazione, questo corrisponde a nuove maniere di parlare di quelle categorie dell’umanità.

Sulla scorta di questa recente analisi scientifica che sembra dimostrare come le parole sono significative attestazioni di cambiamenti sociali e culturali, ci soffermiamo a svolgere alcune considerazioni in ambito finanziario. Nel pieno dei ruggenti anni '20 del secolo scorso comparve nei dizionari di inglese americano la locuzione down payment (traducibile in italiano come acconto), definito come “an initial amount paid at the time of purchase, in installment buying, time sales, etc.” (un importo iniziale pagato al momento dell'acquisto, in caso di vendita rateale). Fu questo un chiaro segno lasciato nel mondo delle parole dall'avvento del cosiddetto consumo di massa. Nei dizionari si sedimentano i cambiamenti dei costumi dei popoli.

Più predicate che praticate, le politiche distributive sono riuscite a imporsi unicamente come strumento di propaganda elettorale. Come infatti dimostrano le vicende macroeconomiche dei primi decenni del '900, la maggioranza della popolazione ha potuto seguire le tendenze consumistiche solo indebitandosi pesantemente. Indotta a questo da politiche monetarie e creditizie sconsiderate, attuate da governi che da un lato volevano favorire l'incremento del benessere materiale dei propri cittadini, ma dall'altro non riuscivano a emanciparsi dall'influenza dominante delle elìte economiche e finanziarie, che nel perseguire i propri interessi provocavano aumenti delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza. La crescita della domanda interna per cause imputabili prevalentemente all'indebitamento divenne la condanna dei sistemi economici ad una costante precarietà, che trovò nelle note vicende dei mercati finanziari del 1929 l'avvio del disastro economico mondiale degli anni trenta del secolo scorso.

La catastrofe che ne seguì si smorzò con l'avvio dei “gloriosi trent’anni” successivi alla seconda guerra mondiale: in essi, nel mondo occidentale, stremato dal conflitto, si realizzò la diffusione dei consumi di massa e l’edificazione dello Stato sociale senza che questo comportasse l’aumento del livello del debito totale. In quei paesi, il lascito di orrori e devastazioni causati dalla guerra e il rinnovato senso di responsabilità per la ricostruzione post bellica, consentirono una più equa distribuzione del reddito determinando ritmo, qualità e sostenibilità della crescita economica, oltre che il coinvolgimento di una parte crescente della popolazione nella scommessa della realizzazione delle proprie capacità.

Ma dopo … dopo le cose cambiarono per tornare come prima.

Il ricordo della crisi economica mondiale, delle vicende belliche e della miseria che ne derivò si attenuarono fino a sfumare. Le elìte economiche e finanziarie ebbero modo di riformarsi e compattarsi, riprendendo forza e vigore. Arriviamo così all'America degli anni '70. Qui, con l’impulso di Milton Friedman e della Scuola di Chicago, (ri)emerge una visione macroeconomica basata su comportamenti omogenei e razionali, mercati clearing, cioè mercati nei quali i prezzi incorporano tutte le informazioni disponibili (secondo la teoria delle aspettative razionali) e aggiustano, al margine, le quantità scarse di qualsiasi mercato, purché al riparo da interferenze governative esterne e improprie. Questa visione si diffonde come paradigma dominante nell'intero mondo occidentale: il neoliberismo.

Nuove parole entrano nei dizionari: securitization (cartolarizzazione) e derivatives (strumenti finanziari derivati). Questi termini definiscono pratiche atte a creare e diffondere titoli finanziari con l'effetto di incrementare l'indebitamento anche delle classi meno abbienti della popolazione (vedi cosiddetti mutui subprime). I paesi dove questi strumenti hanno avuto maggiore diffusione hanno di fatto deciso di fungere da consumatori di ultima istanza, finanziati dai flussi di beni e servizi resi da altri paesi tipicamente esportatori. Si sono così formati squilibri crescenti nei rapporti commerciali e nei rapporti finanziari di questi gruppi di stati; squilibri che hanno nel tempo reso insostenibile questo tipo di crescita dell’economia mondiale. Eccoci, dunque, alla crisi da eccesso di indebitamento, conclamatasi nel settembre 2008 e tutt'ora in corso.

Siamo arrivati a questo arricchendo i nostri dizionari di nuove parole, che danno il senso e la misura di una contesa dal sapore antico.

Abbiamo da un lato, un sistema di pensiero e di azione che lotta per regolamentare la fenomenologia del debito (anche se molti prediligono utilizzare il termine credito, forse meno connotato di accezioni negative), sia privato che pubblico. Dall'altro, un analogo, ma contrapposto, sistema sviluppa modalità e tecniche per svincolarsi da tale regolamentazione. Questo produce un continuo processo di sistole e diastole nei sistemi economici, con il conseguente avvicendarsi di quelli che vengono chiamati cicli economici o congiunture (che si pensa possano essere brevi o lunghe). Il macroscopico errore dell'economia tradizionale (mainstream) è forse quello di non occuparsi delle parole giuste, quelle che più di altre riguardano i rapporti che s'instaurano tra le persone. In particolare, un errore è quello di non mettere al centro dell'analisi economica il debito e la sua fenomenologia (che riguardano rapporti tra le persone di medio/lungo periodo), prediligendo concetti come il mercato e la moneta (che rappresentano situazioni di rapporti spot, transazioni che si chiudono velocemente), e fondando su questi ultimi illusorie concezioni di equilibri generali di sistema.

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