Segui il nostro Progetto di Educazione Finanziaria - L'economia e la finanza non sono materie semplici da capire e da apprendere, ed inoltre sono erroneamente percepite come competenze scientifiche. L'aspetto distintivo delle scienze sociali, quali sono appunto l'economia e la finanza, è che l'oggetto su cui si esercitano è costituito da teorie e principi che sono al tempo stesso profondamente impregnati dai comportamenti umani. Vale a dire che tra i principi e le azioni umane si genera un continuo flusso di azioni e reazioni tali per cui i comportamenti modificano i principi economici, e questi ultimi a loro volta influenzando le azioni umane. Non a caso il linguaggio anglosassone quando parla di economia usa due termini complementari: economics quando vuole indicare la scienza economica ed economy quando fa riferimento ai fatti economici. Il nostro progetto di educazione finanziaria ha l'obiettivo di dotare i suoi utenti di categorie interpretative dei principali fatti economici e finanziari, così che in futuro possano essere attrezzati a compiere scelte motivate, a sbagliare di meno, a comportarsi con raziocinio, relativamente a questioni di lavoro, imprese, prezzi, redditi, consumi, risparmi, investimenti e di tante altre similari. La familiarità con principi indissolubilmente collegati ai fatti della vita quotidiana dovrebbe rendere le persone più accorte e sobrie nel compiere le proprie scelte.

Allarme Debito: nuovo picco del debito mondiale

Creato: Venerdì, 20 Aprile 2018 Pubblicato: Venerdì, 20 Aprile 2018 Scritto da Danilo D'Amico Stampa Email
FMI: nuovo picco del debito mondiale

L'allarme è contenuto nel rapporto Fiscal Monitor - Aprile 2018: “con 164 mila miliardi di dollari nel 2016, pari al 225% del PIL mondiale, il debito globale continua a far registrare nuovi picchi record, a quasi dieci anni dal crollo della Lehman Brothers".

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) guidato da Christine Lagarde richiama l'attenzione sull'enorme estensione raggiunta dall'indebitamento mondiale. Il rapporto, pubblicato il 18/04/2018 nell'ambito degli Spring Meetings di Washington, è intitolato "Capitalizing on Good Times", frase che possiamo tradurre come "Mettendo da parte capitali nei tempi buoni", concetto che richiama il precetto di origine contadina del mettere il fieno in cascina dopo un buon raccolto. Inoltre, la pubblicazione dell'FMI rinnova l'allarme già lanciato nel Fiscal Monitor dell'ottobre 2016: "l'eccessivo debito privato comporta grandi rischi per la crescita e la stabilità finanziaria. Se non viene controllato, il settore privato è vulnerabile a un processo improvviso di riduzione della leva finanziaria e, in ultima analisi, a una crisi finanziaria." Il tema è quello di sempre: la difficoltà di tenere sotto controllo la creazione di moneta esogena (cioè la moneta finanziaria creata dal settore privato), origina le ricorrenti crisi finanziarie da cui l’umanità è afflitta da millenni. Già nella Mesopotamia del 2.400 a.C. il re Entemena di Lagash ricorreva all'emanazione di editti per la cancellazione del debito entro i confini del regno. Il suo successore Uruinimgina dichiarò un’amnistia generale durante le celebrazioni del capodanno del 2.350 a.C. che prevedeva la cancellazione dei debiti non ancora pagati e anche di tutte le forme di servitù per debiti, con l’unica eccezione dei prestiti commerciali. Simili dichiarazioni si ritrovano continuamente nei documenti sumeri e in quelli successivi degli assiri e dei babilonesi. Nelle tradizioni ebraica e cristiana, con la ricorrenza del Giubileo si provvedeva anche all'annullamento dei debiti privati, il cui pagamento rischiava di diventare insostenibile per la popolazione, con conseguenti rischi d’instabilità sociale. Fin dalla culla il cuore della civiltà batte secondo il ritmo di sistole e diastole del debito (privato e pubblico). Sono passati oltre 4.000 anni, tanta acqua è passata sotto i ponti, sono cambiati usi, consuetudini e costumi, ma il tema del debito resta sostanzialmente lo stesso.

Nel rapporto Fiscal Monitor dell'Aprile 2018, al Capitolo 1, pag. 30 e 31, troviamo la scheda dedicata a “Private Debt and Its Discontents” (Il disagio del debito privato), che recita: “Con 164 mila miliardi di dollari nel 2016, pari al 225% del PIL mondiale, il debito globale continua a far registrare nuovi picchi record, a quasi dieci anni dal crollo della Lehman Brothers. Rispetto al livello raggiunto nel 2009, il debito mondiale è ora più elevato del 12% del PIL, a causa di una ripresa del debito del settore pubblico e privato non finanziario dopo una breve pausa (grafico 1.1.1)."

[I dati si riferiscono al debito lordo del settore non finanziario che comprende le amministrazioni pubbliche, le famiglie e le imprese non finanziarie. La media ponderata è calcolata separatamente per il debito pubblico e per il debito privato non finanziario, utilizzando un campione non bilanciato composto da 190 paesi.]

"Tutti i gruppi di reddito hanno registrato un aumento del debito totale, ma, di gran lunga, le economie di mercato emergenti sono in testa. Solo tre paesi (Cina, Giappone, Stati Uniti) rappresentano più della metà del debito mondiale (Tabella 1.1.1), una percentuale notevolmente superiore a quella della loro produzione mondiale."

 

 

"Grazie all'aggiornamento dei dati del Fiscal Monitor dell'ottobre 2016, che sarà disponibile come banca dati del debito globale, è possibile approfondire le conoscenze sui fattori che determinano l'andamento del debito mondiale. Il Global Debt Database offre una valida rappresentazione del debito pubblico e del debito del settore privato per 190 paesi - che rappresentano il 99% della produzione globale – con dati dal 1950. In una prospettiva a più lungo termine, l'indebitamento globale è stato trainato dal debito del settore privato, che è quasi triplicato dal 1950. Per quasi sei decenni le economie avanzate hanno guidato il ciclo della leva finanziaria mondiale, con il debito del settore privato non finanziario che ha raggiunto un picco del 170% del PIL nel 2009 (figura 1.1.2), con una lieve riduzione della leva finanziaria da allora in poi."

"Le economie di mercato emergenti, invece, sono relativamente giovani. Il loro debito privato non finanziario ha iniziato ad accelerare nel 2005, e dal 2009 ha superato le economie avanzate come principale forza trainante delle tendenze globali. I rapporti debito pubblico/PIL sono raddoppiati in un decennio, raggiungendo il 120 per cento del PIL nel il 2016. Gli sviluppi dall'inizio della crisi finanziaria globale sono tuttavia quasi lo specchio di un solo paese: la Cina da sola ha determinato quasi i tre quarti dell'aumento del debito privato mondiale. Per contro, il financial deepening (il grado di intensità finanziaria, ossia il totale delle passività finanziarie presenti in un dato momento) nei paesi a basso reddito e in via di sviluppo è stato limitato."

"Come rappresentato nel Fiscal Monitor dell'ottobre 2016, l'eccessivo debito privato comporta grandi rischi per la crescita e la stabilità finanziaria. Se non viene controllato, il settore privato è vulnerabile a un processo improvviso di riduzione della leva finanziaria e, in ultima analisi, a una crisi finanziaria. In caso di crisi finanziaria, una posizione di bilancio debole aumenta la profondità e la durata della recessione che ne consegue, in quanto la capacità di condurre una politica di bilancio anticiclica è notevolmente ridotta. Questo evidenzia la necessità di creare riserve di bilancio durante la fase di ripresa, per creare spazio che possa essere utilizzato in seguito in caso di necessità in tempi di crisi”.

Dunque, il rapporto dell'FMI ci porta a riflettere sul tema del debito e sulla sua complessa fenomenologia. Ricordiamo qui che la moneta e la finanza sono due tecnologie sociali. Come tali, hanno il potere di cambiare la geografia e la storia dell'uomo, possono rendere possibile quello che prima era impossibile. Ma come ogni tecnologia, anche quelle della moneta e del debito vanno governate, controllate. Solo il loro controllo da parte dell'uomo potrà indirizzarle verso la creazione di benefici per l'umanità. L'uso di tecnologie senza controllo può far sfuggire la situazione di mano e creare grandi disastri. Non è più tempo di pascersi nell'allettante raffigurazione di tecnologie che si autoregolano per consentire all'uomo di raggiungere il massimo benessere. La crescita del debito, sia privato che pubblico, non va soltanto monitorata nella sua continua (e ovvia) crescita, ma va soprattutto regolamentata e controllata.

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