Segui il nostro Progetto di Educazione Finanziaria - L'economia e la finanza non sono materie semplici da capire e da apprendere, ed inoltre sono erroneamente percepite come competenze scientifiche. L'aspetto distintivo delle scienze sociali, quali sono appunto l'economia e la finanza, è che l'oggetto su cui si esercitano è costituito da teorie e principi che sono al tempo stesso profondamente impregnati dai comportamenti umani. Vale a dire che tra i principi e le azioni umane si genera un continuo flusso di azioni e reazioni tali per cui i comportamenti modificano i principi economici, e questi ultimi a loro volta influenzando le azioni umane. Non a caso il linguaggio anglosassone quando parla di economia usa due termini complementari: economics quando vuole indicare la scienza economica ed economy quando fa riferimento ai fatti economici. Il nostro progetto di educazione finanziaria ha l'obiettivo di dotare i suoi utenti di categorie interpretative dei principali fatti economici e finanziari, così che in futuro possano essere attrezzati a compiere scelte motivate, a sbagliare di meno, a comportarsi con raziocinio, relativamente a questioni di lavoro, imprese, prezzi, redditi, consumi, risparmi, investimenti e di tante altre similari. La familiarità con principi indissolubilmente collegati ai fatti della vita quotidiana dovrebbe rendere le persone più accorte e sobrie nel compiere le proprie scelte.

Covid-19: Geopolitica

Creato: Domenica, 19 Aprile 2020 Pubblicato: Domenica, 19 Aprile 2020 Scritto da Danilo D'Amico Stampa Email
Covid-19
 Learning to fly 
Il miglior modo per uscirne è sempre passarci attraverso
Robert Lee Frost
 
L’epidemia di Covid-19, secondo alcuni commentatori, rientrerebbe nella categoria dei fatti rischiosi, perché non riguarda un pericolo che si presenta per la prima volta. È provocata, infatti, da un Betacoronavirus simile al SARS-CoV (all’origine dell’epidemia di SARS del 2002) e al MERS-CoV (all’origine dell’epidemia di MERS del 2012); virus già noti, dunque, anche se ancora oggi non esiste per loro un vaccino efficace.
È certo però che, come per le precedenti due epidemie, si tratta di un pericolo di massa.

ATTENZIONE: Questo articolo non contiene informazioni scientifiche sulla malattia Covid-19. Riporta una serie di considerazioni utili per comprendere le dinamiche socioeconomiche, particolarmente sollecitate dalla pandemia in corso. Si tratta, dunque, di un mero intervento divulgativo di carattere generale.

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Rispetto alle due precedenti epidemia, la differenza più evidente della Covid-19 è la contagiosità più elevata.
L’epidemia di SARS è stata osservata per la prima volta in novembre 2002 nella Cina meridionale. Tra il novembre 2002 e il maggio 2004, sono state contagiate circa 8100 persone, con circa 774 decessi, che hanno interessato 32 paesi, particolarmente la Cina e Hong Kong, ma anche il Canada, Taiwan, Singapore, il Vietnam e gli Stati Uniti. Dalla metà del 2004 non sono stati più notificati casi di SARS a livello mondiale.
L’epidemia di MERS si palesa nel settembre 2012. L’OMS ha censito globalmente 2.428 casi confermati, compresi 838 decessi, a livello mondiale, che hanno interessato prevalentemente il Medioriente, con la maggioranza dei casi nella penisola arabica, in particolare in Arabia saudita (85 per cento di casi confermati).
Sono stati segnalati casi importati (o ad essi correlati) in Algeria, Austria, Cina, Egitto, Francia, Germania, Grecia, Italia, Malesia, Paesi Bassi, Filippine, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia, Turchia Gran Bretagna e Stati Uniti. Anche se dal settembre 2015 la MERS non è considerata un’emergenza di sanità pubblica internazionale, ancora oggi se ne registrano sporadici casi in Arabia Saudita.
Al 12/04/2020 la pandemia di Covid-19 ha fatto registrare oltre 1 milione e 780 mila casi, compresi 109 mila morti, nel mondo.
Non bisogna mai dimenticare che i casi d’infezione registrati dalle autorità sanitarie dei vari paesi sono verosimilmente inferiori rispetto a quelli reali. Ad esempio, secondo l’Imperial College London, in Italia le persone cumulativamente infettate dal virus alla data del 28/03/2020 sarebbero 5,9 milioni, con un tasso d’infezione di circa il 9,8% della popolazione, contro i circa 100 mila casi registrati dalle autorità sanitarie italiane.
Va poi considerato che questo virus è virale non solo in senso biologico, ma anche perché è presto diventato “narrazione vivente”. Oggi nella comunicazione il Covid-19 è la nostra storia condivisa.
Visti gli altissimi numeri e l’importanza assunta nella narrazione collettiva, molti sono fiduciosi che questa volta (a differenza delle altre due) il rischio sarà apprezzato e sia i governi, sia le aziende private, stanzieranno i fondi necessari alla ricerca medica, che porterà in tempi ragionevolmente brevi (stimati tra i 18 mesi a i 4 anni) allo sviluppo di un vaccino.
Esistono vaccini a sub-unità contro la SARS che hanno superato bene gli studi di laboratorio e sugli animali, ma non sono stati testati sull’uomo. Vi sono inoltre le nuove tecniche per produrre vaccini a RNA o a DNA. Alcuni azzardano l’ipotesi di un vaccino universale contro i Beta-coronavirus.
Altri sono più cauti: ritengono che non sarà facile trovare un vaccino efficace, in grado di superare il cosiddetto problema dell’immunopotenziamento. Si è visto infatti che i vaccini contro vari virus respiratori, come il virus respiratorio sinciziale ed anche quelli contro la SARS, possono indurre una risposta immunitaria eccessiva che, in caso di infezione, anziché prevenire la malattia la aggrava, attaccando i tessuti stessi del malato.
Alla speranza di un vaccino si associa quella di trovare farmaci efficaci. In effetti, la pandemia ha portato all’avvio della sperimentazione clinica di alcuni farmaci che potrebbero rivelarsi utili per contrastare l’evolversi della malattia.
Dunque, la partita è aperta.
Forse il Covid-19, per la sua vasta diffusione a livello planetario, sta producendo quella differenza di potenziale a livello geopolitico capace di canalizzare gli sforzi comuni delle diverse collettività umane verso un unico obiettivo: rendere inoffensivo il virus.
Vi è un altro aspetto, però, che pone l’approccio geopolitico alla pandemia sotto una luce più sinistra. Il virus è un’occasione di scontro. Il governo degli Stati Uniti sostiene la tesi che si tratti di un virus cinese, prodotto da laboratori in Cina e da questi trasferito alla collettività per imperizia e disorganizzazione. Il governo cinese respinge l’attacco, anche se la tesi in questione sembra non essere del tutto campata in aria, perché pare che la Cina in passato abbia sintetizzato in laboratorio un virus simile a quello che ha prodotto la malattia Covid-19. Aleggia dunque il sospetto di una pandemia indotta dalla mano dell’Uomo e potrebbero insorgere contrasti tra importanti stati nazionali. Questo ci riporta alla considerazione che oggi l’Uomo, in aggiunta all’incertezza prodotta dalla Natura, deve confrontarsi anche con l’incertezza che egli genera da sé, e rende quanto mai attuale l’avvertimento del sociologo tedesco Ulrich Beck, che ha definito l’attuale mercato globale una forma di irresponsabilità organizzata.

 

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