Covid-19: Rischio & Incertezza

Categoria: Frontpage sample category Creato: Domenica, 19 Aprile 2020 Ultima modifica: Venerdì, 01 Maggio 2020 Pubblicato: Domenica, 19 Aprile 2020 Scritto da Danilo D'Amico Stampa Email
Covid-19
 Learning to fly 
La serenità è il frutto della rassegnazione all’incertezza.
Nicolás Gómez Dávila
 
La pandemia Covid-19 e l’incertezza su come affrontarla hanno evidenziato tutti i sintomi dell’insicurezza, tra i quali ricordiamo ansia, paura, preoccupazione.
Abbiamo visto che l’insicurezza, dovuta alla percezione del rischio e dell’incertezza del mondo, ci rende instabili, e che la nostra instabilità individuale si trasferisce nei gruppi sociali di cui facciamo parte. Come possiamo processare le informazioni che provengono dal mondo esterno e, nello stesso tempo, gestire l’insicurezza che è dentro di noi?
Forse dobbiamo allenarci e prendere confidenza con gli strumenti intellettuali che abbiamo a disposizione.

ATTENZIONE: Questo articolo non contiene informazioni scientifiche sulla malattia Covid-19. Riporta una serie di considerazioni utili per comprendere le dinamiche socioeconomiche, particolarmente sollecitate dalla pandemia in corso. Si tratta, dunque, di un mero intervento divulgativo di carattere generale.

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Nel 1921 l’economista americano Frank H. Knight distingueva la condizione di rischio (in cui l’incertezza risulta misurabile in termini statistici) dalla condizione d’incertezza (in cui l’incertezza non risulta misurabile in termini empirici). Ad esempio, nel caso di una lotteria in cui è noto che l’urna contiene 100 palline di cui 50 bianche e 50 nere, l’estrazione della pallina di un certo colore è un evento soggetto a rischio. In una condizione d’incertezza la proporzione tra palline bianche e nere sarebbe ignota. Dunque, per fare delle scelte occorre saper distinguere tra:
- fatti certi
- fatti rischiosi
- fatti incerti
Dobbiamo evidenziare che eventi certi, rischiosi ed incerti non differiscono tra loro soltanto per la prevedibilità del loro accadimento, ma anche e soprattutto in relazione al processo decisionale e alle modalità di ragionamento che adottiamo per stimare i loro valori.
L’emersione del nuovo agente infettivo, il virus SARS-CoV-2, e la diffusione della malattia da esso provocata, denominata Covid-19, per alcuni è un fatto incerto. Va qui precisato che alcune rappresentazioni chiamano i fatti incerti con l’appellativo rischi emergenti, che sarebbero dei pericoli che si presentano per la prima volta.
Altri, invece, lo ritengono un fatto rischioso, in quanto già noto. Trattasi in fondo di un Betacoronavirus simile al SARS-CoV (all’origine dell’epidemia di SARS del 2002) e al MERS-CoV (all’origine dell’epidemia di MERS del 2012), per i quali ancora oggi non esiste un vaccino efficace.
Ricordiamo che la condizione attuale si caratterizza per gli elevati livelli di rischio ed incertezza e per un’accresciuta loro percezione (nelle relazioni umane, nella società, nella scienza, nella cultura, ecc.), che non erano tali in epoche precedenti. E che oggigiorno l’individuo è chiamato a gestire
- il rischio
- l’incertezza
- la propria instabilità individuale
dove i primi due fenomeni sono esogeni (esterni all’individuo), mentre il terzo è endogeno (interno all’individuo).
Tentiamo di fare un bilancio di tale gestione nei primi mesi della pandemia da Covid-19 al fine di capire se il “gruppo“ è riuscito ad elaborare rituali comuni capaci di placare l’ansia del singolo individuo e ristabilire, in qualche modo, una fiducia nel domani. Il bilancio non sembra confortante.
Il gruppo dei soggetti chiamati a definire gli approcci e le misure per fronteggiare la pandemia e i suoi effetti socioeconomici, che possiamo chiamare qui sinteticamente Decisori, ha dato prova, in primo luogo, di uno scarso intuitu personae, circondandosi di consulenti accademici che si sarebbero poi rivelati non all’altezza (vedi qui sotto) e, in secondo luogo, di scarsa lungimiranza, sottovalutando il problema e sottostimando i rischi. La sensazione è che nei componenti del gruppo abbiano prevalso euristiche e bias, piuttosto che un approccio di pensiero consapevole delle problematiche legate al rischio e all’incertezza. Sono ben note le perfomance di esponenti politici e governativi di numerosi paesi del mondo che si sono lasciati andare ad incaute dichiarazioni poi immediatamente smentite dai fatti.
Il gruppo degli accademici chiamati dai Decisori a fornire informazioni scientifiche ed indicazioni operative, che possiamo chiamare qui sinteticamente Accademia, ha dato l’impressione di non essere in grado di acquisire e processare tempestivamente ed opportunamente i dati significativi del fenomeno, con la conseguenza che i suoi esponenti si sono lasciati andare a dichiarazioni e proclami contraddittori o incomprensibili. Si pensi alle iniziali informazioni circa la pericolosità della malattia, paragonata ad una normale influenza, nonché alla sottovalutazione del rischio di effettiva diffusione dell’infezione. Oppure, nella versione all’italiana dell’emergenza sanitaria, al mantra ricorrente che molte persone decedute, dopo essere risultate positive al coronavirus, non sarebbero tutte morte per il Covid-19, ma più semplicemente con il Covid-19. Questa distinzione tra morti per e morti con si è rivelata, però, più un fuorviante espediente retorico, che una questione scientificamente rilevante (con buona pace del concetto di "determinante" quale fattore capace di incrementare la probabilità della malattia).
Il gruppo dei soggetti chiamati ad organizzare le azioni necessarie al contenimento dell’infezione, che possiamo chiamare qui sinteticamente Amministratori, ha dato l’impressione di essere preda dell’insicurezza, quando invece avrebbe dovuto esserne il gestore. Ad esempio, nonostante lo stato di emergenza nazionale in Italia sia stato dichiarato il 31/01/2020,
- non risulta che si sia tempestivamente provveduto ad identificare la presenza della malattia Covid-19 nel territorio, effettuando test (i cosiddetti tamponi) su campioni rappresentativi della popolazione suddivisa in cluster territoriali (l'utilizzo sistematico dei tamponi sembra iniziato solo dopo i primi casi accertati intorno al 20/02/2020);
- sono stati segnalati significativi ritardi nell’approvvigionamento e nella distribuzione di DPI, oltre che nell'acquisto dei reagenti necessari per i tamponi;
- sono state evidenziate scelte inopportune nella logistica per la somministrazione delle cure agli ammalati e nella sicurezza dei reparti ospedalieri (si pensi al caso RSA nella regione Lombardia).
Questa gestione inefficace del rischio, dell’incertezza e dell’instabilità a livello di gruppo (che sembra abbia riguardato la maggioranza dei paesi interessati) lascia ben intravedere quali ricadute possono esservi state a livello individuale. Nell’emergenza sanitaria da Covid-19 verosimilmente la fiducia delle persone ha avuto un crollo verticale, tanto che molte delle prospettive di ripartenza identificate come “fase 2”, “fase 3”, ecc. sembrano assumere più un ruolo scaramantico, che un approccio operativo e funzionale.
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