Covid-19: Economia

Categoria: Frontpage sample category Creato: Domenica, 19 Aprile 2020 Ultima modifica: Lunedì, 04 Maggio 2020 Pubblicato: Domenica, 19 Aprile 2020 Scritto da Danilo D'Amico Stampa Email
Covid-19
 Learning to fly 
Valanga, mi porterai con te nella tua caduta?
Baudelaire
 
A causa della pandemia da Covid-19 il Fondo Monetario Internazionale, nella sua pubblicazione periodica World Economic Outlook del 06/04/2020 prevede le peggiori ricadute economiche dopo Granhttps://www.imf.org/en/Publications/WEO/Issues/2020/04/14/weo-april-2020de Depressione.
I settori più colpiti sarebbero il commercio al dettaglio, il settore ricettivo, i trasporti e il turismo. Particolarmente esposti i lavoratori autonomi o dipendenti di piccole e medie imprese. I mercati emergenti e le nazioni a basso reddito - in tutta l'Africa, l'America Latina e gran parte dell'Asia - sono ad alto rischio.

ATTENZIONE: Questo articolo non contiene informazioni scientifiche sulla malattia Covid-19. Riporta una serie di considerazioni utili per comprendere le dinamiche socioeconomiche, particolarmente sollecitate dalla pandemia in corso. Si tratta, dunque, di un mero intervento divulgativo di carattere generale.

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Il rapporto di primavera del Fondo Monetario Internazionale, ovvero il World Economic Outlook dell’Aprile 2020, intitolato “The Great Lockdown” (VEDI QUI) ha suscitato interesse ed allarme.

Esso ipotizza che, se la pandemia si attenuerà nella seconda metà dell’anno permettendo così una graduale abolizione delle misure di contenimento e la riapertura dell'economia, vi potrà essere una parziale ripresa nel 2021. Ma sottolinea l’enorme incertezza di queste previsioni. Per Kristalina Georgieva, direttrice operativa dell’FMI, le azioni di contrasto alla pandemia dovrebbero essere strutturate in 4 punti cardinali:

- continuare alla bisogna con le misure di contenimento essenziali e il sostegno ai sistemi sanitari; trattandosi di una crisi da pandemia, la sconfitta del virus e la difesa della salute delle persone sono necessarie per la ripresa economica; quindi bisogna dare priorità alla spesa sanitaria per i test e le attrezzature mediche; pagare medici e infermieri; assicurarsi che gli ospedali e le cliniche di fortuna possano funzionare;

- provvedere le persone e le imprese di uno scudo di grandi misure fiscali e finanziarie, mirate e tempestive; bisogna evitare che le pressioni sulla liquidità si trasformino in problemi di solvibilità ed evitare una cicatrice all’economia che renderebbe la ripresa molto più difficile;

- ridurre lo stress sui sistemi finanziari che si troveranno ad affrontare pressioni significative; in questo contesto gli stimoli monetari e gli strumenti di liquidità svolgono un ruolo indispensabile; in ossequio a tale esigenza, le principali banche centrali hanno attivato linee di swap e ne hanno create di nuove, così da ridurre le tensioni sui mercati finanziari;

- pianificare la ripresa sulla base di un’attenta considerazione di quando allentare gradualmente le restrizioni, sulla base di prove evidenti che l’epidemia sta regredendo; man mano che le misure per stabilizzare l’economia prendono piede e gli affari iniziano a normalizzarsi, muoversi rapidamente per stimolare la domanda.

Secondo l'FMI “Questa crisi dovrà essere affrontata in due fasi: una fase di contenimento e stabilizzazione seguita dalla fase di ripresa. In entrambe le fasi la salute pubblica e le politiche economiche hanno un ruolo cruciale da svolgere. Quarantene, serrate e distanziamento sociale sono tutti fattori critici per rallentare la trasmissione, dando al sistema sanitario il tempo di gestire l'impennata della domanda dei suoi servizi e acquistando tempo per i ricercatori per cercare di sviluppare le terapie ed un vaccino”.
Il rapporto presuppone uno Scenario base in cui la pandemia Covid-19 si affievolisca nella seconda metà del 2020 e le misure di contenimento vengono progressivamente ridotte. In tale scenario, il rapporto prevede che l'economia mondiale subirà una contrazione del 3% nel 2020 (peggio della crisi finanziaria 2008-09), per poi tornare a crescere del 5,8% nel 2021 con la normalizzazione dell'attività economica, aiutata dal sostegno politico.

Come si vede nella tabella, per l’Italia si prefigura una diminuzione del PIL del 9,1% nel 2020, con un rimbalzo in aumento del 4,8% nel 2021. Il rapporto precisa anche che per l’Italia

- il tasso d’inflazione (0,6% del 2019) dovrebbe passare allo 0,2% nel 2020 e poi allo 0,7% del 2021;

- la disoccupazione (10% nel 2019) dovrebbe salire al 12,7% nel 2020 e scendere a 10,5% nel 2021.

Va evidenziato però che alle pagine 15 e 16 del rapporto si prefigurano tre scenari alternativi a quello considerato come scenario base, e cioè

- Scenario alternativo 1: prevede, per tutti i Paesi, che le misure per contenere la diffusione del virus nel 2020 durino circa il 50% in più di quanto ipotizzato nello scenario di base, con condizioni finanziarie che si aggraveranno ulteriormente (con premi per il rischio sovrano che aumentano in media di 25 punti base nelle economie dei mercati emergenti e premi per il rischio aziendale che aumentano in media di 75 punti base nelle economie dei mercati emergenti e di 50 punti base nelle economie avanzate); per le economie avanzate, lo scenario fa prevedere che l'1% del capitale sociale vada perso a causa di fallimenti, che la crescita della produttività rallenti di 1⁄4 punto percentuale e che la disoccupazione tendenziale aumenti di 1⁄2 percentuale.

- Scenario alternativo 2: prevede una seconda pandemia che si verificherà nel 2021; qui si ipotizza chele condizioni finanziarie si inaspriscano del doppio rispetto al primo scenario; a causa del maggiore impatto sull'attività economica, si ipotizza che le conseguenze, che si materializzeranno nel 2022, siano di circa il doppio di quelle previste per il primo scenario.

- Scenario alternativo 3: prevede che ci vorrà più tempo per contenere la pandemia del 2020 che vi sarà una seconda epidemia nel 2021; le condizioni finanziarie si inaspriscono di un ulteriore 50% e le ripercussioni del secondo focolaio aumentano del 50%.

I grafici qui sotto aiutano a comprendere meglio le principali previsioni per i tre scenari alternativi

 
 
 
 

Nello Scenario alternativo 1, che prevede più tempo del previsto per contenere l'epidemia (vedi la linea blu della Figura 1), il PIL mondiale scende del 3% rispetto alla linea di base nel 2020 (PIL 2020), per poi risalire gradualmente verso la linea di base; nel 2021 sarebbe di circa -1,8% per poi rimanere di circa l'1 per cento al di sotto della linea di base fino alla fine dell'orizzonte delle prospettive economiche mondiali (cioè fino al 2024). La linea rossa e la linea gialla si riferiscono, rispettivamente, allo Scenario alternativo 2 e allo Scenario alternativo 3. In questi ulteriori due scenari nel 2021 il PIL mondiale si ridurrebbe, rispettivamente, del 5% e dell’8% rispetto al PIL 2020.

Come si vede dai grafici, le previsioni nei tre scenari alternativi sono molto simili sia per le economie avanzate che per quelle in via di sviluppo.

Se ne deve concludere che lo scenario a base del rapporto di primavera è il più ottimistico dei quattro scenari considerati dall’FMI. Riassumendo, le quattro ipotesi predittive a breve termine dell’FMI sarebbero

- Scenario base: PIL mondiale -3% nel 2020 e +5,8% nel 2021;

- Scenario alternativo 1: PIL mondiale -3% nel 2020 e -1,8% nel 2021;

- Scenario alternativo 2: PIL mondiale -3% nel 2020 e -5% nel 2021;

- Scenario alternativo 3: PIL mondiale -3% nel 2020 e -8% nel 2021.

Nel rapporto non troviamo le previsioni per singoli Paesi relative a ciascuno dei tre scenari alternativi, ma potremmo azzardare un’ipotesi in base alle previsioni per l’Italia relative allo scenario base, che potrebbe essere la seguente

- Italia - Scenario base: PIL italiano -9,1% nel 2020 e +4,8% nel 2021;

- Italia - Scenario alternativo 1: PIL italiano -9,1% nel 2020 e -5,5% nel 2021;

- Italia - Scenario alternativo 2: PIL italiano -9,1% nel 2020 e -15,2% nel 2021;

- Italia - Scenario alternativo 3: PIL italiano -9,1% nel 2020 e -24,3% nel 2021.

Come si vede le prospettive per i tre scenari alternativi tracciati dal FMI sono estremamente preoccupanti per l’Italia (per non dire disastrosi) e noi italiani dobbiamo tutti augurarci che nessuno di questi tre scenari alternativi si verifichi.

Forse le considerazioni contenute nei rapporti dell'FMi e di altre istituzioni di salvaguardia non basteranno per evitare di essere travolti dalla valanga. Anche perché non è detto, come indicato in alcuni degli scenari alternativi sopra riportati, che non vi sarà un’altra valanga dopo di questa.
L’occasione è propizia per guardare ai sistemi economici dal punto di vista del progresso, e non dello sviluppo. Forse è giunto il momento di chiedere alle persone se preferiscono vivere in un paese progredito, piuttosto che in un paese sviluppato. Non è semplice retorica condita di parole vuote, anche se non è il caso di dilungarsi qui nel riempire di contenuto parole come progresso e sviluppo (si lascia al lettore il compito di documentarsi in proposito). Ricordo però che sempre i più accorti economisti richiamano l’attenzione sull’opportunità di utilizzare il P.I.N. (Prodotto Interno Netto – per gli anglosassoni Net Domestic Product) in luogo del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo – per gli anglosassoni Gross Domestic Product). Oppure utilizzare come alternativa al P.I.L. il Genuine Progress Indicator (G.P.I.), in italiano Indicatore del progresso reale.
Bene, facciamolo. Smettiamo di pompare valore nel già gonfio P.I.L., come ad esempio i proventi delle attività illecite, e passiamo a un apprezzamento più sobrio della formazione del valore nelle collettività organizzate che chiamiamo stati o nazioni. Dobbiamo poter misurare se e quanto un paese progredisce. È noto che P.I.L. non riesce a fornire informazioni sulla distribuzione del reddito all’interno di una nazione, a quantificare lo stock di ricchezza accumulata nel paese, tiene conto solamente delle transazioni in denaro e trascura quelle a titolo gratuito (queste ultime spesso indicatori di progresso), non considera l’impatto ambientale e la distruzione di risorse naturali dovuti alla produzione, non considera la qualità dei beni e servizi prodotti, ecc. 
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